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"...i cinque lodigiani producono così un album decisamente convinto e convincente, che si inserisce di certo nel florido filone progressive rock ma che può conquistare anche orecchie avvezze semplicemente al buon rock...rinsaldando e  rinverdendo le gesta delle grandi progressive band tricolori  in giro per il globo..."

"...i Sintonia Distorta escono così alla distanza di questi 10 brani con gusto e sicurezza: se si deve forzatamente citare qualche brano sopra gli altri (impresa improba, perché il livello globale è davvero alto)..."

 

Non sono esattamente dei ragazzini (qualcuno nella band sta per scollinare le 40 primavere), suonano insieme da oramai 20 anni, e si sente. Nel senso che la loro musica è "vecchia"? Neanche per sogno.

Semplicemente, ci si accorge subito, al primo ascolto, come dietro ai 10 brani che compongono l'album d'esordio dei Sintonia Distorta (esordio "ufficiale", ma preceduto da svariati demo autoprodotti) ci siano anni e anni di prove, note e frasi sistemate con cura e senza fretta, perché così, nel tanto agognato debutto (per l'ottima Lizard Records, tramite la side-label La Locanda del Vento), non ci fosse nemmeno un passo falso, nemmeno una piccola scivolata. Aiutati dai fans tramite Musicraiser, i cinque lodigiani producono così un album decisamente convinto e convincente, che si inserisce di certo nel florido filone progressive rock ma che può conquistare anche orecchie avvezze semplicemente al buon rock: non a caso il cd sarà distribuito in mezzo mondo (Svezia, Belgio, Russia, Francia, Spagna, Germania, Brasile, U.S.A. e Giappone), rinsaldando e rinverdendo le gesta della grandi progressive band tricolori in giro per il globo. Con qualche positivo eco di Uriah Heep e di Marillion (ovviamente prima epoca, con Fish alla voce, per intenderci), ma anche con qualche sorpresa ("Clochard", che vira in maniera imprononosticabile verso lidi addirittura reggae...), i Sintonia Distorta escono così alla distanza di questi 10 brani con gusto e sicurezza: se si deve forzatamente citare qualche brano sopra gli altri (impresa improba, perché il livello globale è davvero alto), si può propendere per "I ponti di Budapest" e per "Il cantastorie", episodi che meriterebbero anche l'airplay di qualche radio importante. Perché, e qui sta la scommessa della band, in fondo il buon vecchio prog può piacere davvero a tutti. Se ben fatto, è ovvio. E loro, i Sintonia Distorta, lo fanno alla grande. (Salvatore La Mazzonia)